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Le storie del vulcano – lo shopping social movie del Vulcano Buono

Lo scorso 10 ottobre è avvenuta la presentazione del primo shopping social movie italiano, un’opera firmata del Centro commerciale Vulcano Buono. Il corto si inserisce in una recente tradizione di esperimenti audiovisivi realizzati grazie alla  comunità di internet, grande serbatoio di diverse realtà, esperienze e storie di vita vissuta.

L’esperimento cinematografico

Si intitola le storie del vulcano il cortometraggio commissionato dal centro commerciale Vulcano Buono al regista partenopeo Stefano Incerti: un cortometraggio definito appunto come il primo esperimento italiano e internazionale di “shopping social movie”,  una produzione della campana Big Bang Production,  da un’idea dell’agenzia di comunicazione Canali&C.

Non si tratta di un semplice cortometratraoggio cinematografico ma un formato inedito, che ha il grande pregio di saper riassumere in se, (in maniera forse inconsapevole) la moderna regola del marketing che prescrive di realizzare la finalità di promozione commerciale attraverso nuovi modi e forme: lo storytelling, la narrazione emotiva e coinvolgente di storie di vita quotidiana, ben più interessanti dei semplici spot pubblicitari.

Altra novità del format è l’elemento “social”: come sostiene il regista stesso, un prodotto di questo genere è frutto dell’evoluzione tecnologica della società, dell’uso dei social media, degli smartphone.

Tutti i clienti del Vulcano Buono sono stati invitati a raccontare storie ed esperienze di vita all’interno del centro commerciale, realizzando dei video da postare sul sito lestoriedelvulcano.it. sperimentando la possibilità di essere protagonisti attivi nel processo di produzione del corto.
Del resto siamo nell’era di internet e quindi dei prosumer, utenti che sono al contempo fruitori e generatori di contenuti.

Operazioni del genere non sono nuove nel panorama cinematografico internazionale: il regista e la produzione stessa hanno dichiarato che l’idea del corto proviene direttamente dal film documentario Life in A Day (2010)  prodotto da Ridley Scott, classificato come il primo social movie della storia, un grande esperimento di produzione collettiva degli utenti del web grazie alla piattaforma YouTube.

Italy in a Day (2014) di Gabriele Salvatores è la versione made in Italy dell’esperimento di cinema collettivo di Scott.

Altro esempio di cinema frutto della creatività degli utenti di internet è stato il mediometraggio Steekspel (2012) di Paul Verhoeven. In questo caso è stato richiesto l’aiuto degli utenti online nella stesura della sceneggiatura.
Tuttavia, in occasione della presentazione al festival del cinema di Roma del 2012, il regista olandese non ha nascosto di aver utilizzato solo in minima parte il materiale ricevuto, confermando che il lavoro degli sceneggiatori professionisti non è sostituibile.

Anche guardando le Storie del Vulcano si sente fortemente lo sguardo e il mestiere del regista Stefani Incerti, che ha selezionato le storie più belle rigirandole e montandole insieme ad un’ulteriore selezione di ben 10 ore di materiale registrato presso i locali del Vulcano Buono.

È palese che molte inquadrature sono frutto di un’orchestrazione e che la tag line “un film fatto da voi” che capeggia sotto al titolo principale del corto è più ideale che frutto di una realizzazione tecnica che è giustamente affidata alle esperte mani del regista professionista.

Se le storie vere sono frutto di una rielaborazione ciò non ha importanza. Quello che conta davvero è l’emozione che una narrazione sa trasmettere: si assiste così alla rappresentazione frammentata di un microcosmo dove semplicemente vanno in scena momenti di vita che oscillano tra spensieratezza e ricordi dolorosi.

La storia del Vulcano (Buono)

Una nota a parte meritano le belle inquadrature dall’alto, realizzate con i droni, del cratere artificiale del Vulcano Buono che ricorda la vicinanza del Vesuvio, simbolo del territorio campano.

Questo elemento architettonico rende il centro commerciale una struttura estremamente riconoscibile, oltre che dotata di un certo prestigio che deriva dal fatto di essere stata progettata dal famoso architetto Renzo Piano.

Pur sorgendo su un’area complessiva di 500.000 metri quadri, Vulcano Buono è armoniosamente inserito all’interno del paesaggio circostante: il suo esterno è infatti ricoperto di macchia mediterranea, soluzione che azzera quasi del tutto l’impatto ambientale dell’opera.

Ricco di esercizi commerciali – ben 140 – il Vulcano Buono si propone però di andare oltre la logica del commercio per trasformarsi in potenziale luogo di intrattenimento culturale.

Se un famoso sociologo identificava i centri commerciali come non luoghi – in quanto spazi impersonali, non relazionali e non identitari –  il Vulcano Buono, al contrario, aspira ad essere non solo un luogo deputato al consumo ma anche di aggregazione sociale, un punto di riferimento in Campania per eventi e spettacoli.

Giovanna Di Martino
Cinefila per vocazione, amante della cultura umanistica, sin dalla più tenera infanzia si nutre di pane e Humanae litterae. Laureata in cinema al DAMS di Roma Tre, sogna la carriera accademica per studiare cosa cavolo frulla nella testa della gente mentre vede un film! Da due anni laboriosa caporedattrice di JobOk Magazine e appassionata speaker e redattrice radiofonica. Critica non solo di cinema ma della realtà...

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